CASA DI AUGUSTO E LIVIA

SITO ARCHEOLOGICO

Sabato 4 Febbraio 2017 ore 10.45

Continua il nostro viaggio alla riscoperta dell’antica Roma. Una passeggiata all’interno del Foro romano, nell’area del Palatino, con una visita speciale alla Casa di Augusto e Livia aperti nuovamente dopo i restauri e visibili unicamente su prenotazione. Sarà possibile ammirare per la prima volta le straordinarie stanze dipinte, finora scavate, nell’abitazione del Divus Augustus. 

Augusto ebbe sul Palatino la sua dimora, accanto a quella della consorte Livia, ed eresse un sistema di costruzioni, anche religiose, volto alla colta e raffinata diffusione ideologica del proprio potere e della propria immagine.

Il periodo augusteo segna una tappa nuova e significativa tanto per la storia di Roma come per l’arte romana, rientrando anche quest’ultima nel quadro di totale rivolgimento verificatosi negli ordinamenti politici, economici e religiosi dello stato.

Anche se formalmente Augusto non sembrò allontanarsi dalla linea dei mores maiorum (costumi degli antenati), la vecchia struttura dell’ordinamento repubblicano si trasformò di fatto in quella imperiale che accentrò nelle mani di uno solo, l’imperator, tutti i poteri e le cariche a vita, cui si aggiunse la suprema dignità sacerdotale quale Pontefice Massimo.

Roma ben presto si identificò con Augusto, il vincitore di Azio, il pater patriae idealizzato ed esaltato in tutte le arti figurative; assimilato a Giove, a Marte e ad Apollo; divinizzato ancora vivente tra i popoli d’Oriente, mentre in Italia si veneravano i Lares Augusti protettori del popolo romano.

Se rinvigorì i culti primitivi e ripristinò i prisci mores (gli antichi costumi), egli portò avanti nel contempo col suo ministro Agrippa una moderna politica urbanistica ed edilizia che ben contribuì al prestigio del suo governo, grazie a un complesso di realizzazioni di pubblico interesse (fori, templi, teatri, circhi, terme, ponti…) che risultò di vasta portata per la renovatio dell’Urbe, e i cui riflessisi estesero nel mondo italico e provinciale.

Nel gusto decorativo pittorico augusteo, proteso verso effetti ornamentali fantastici e illusori, si concretizza in particolare anche quella moda di dipingere monstra, forme insensate e irreali piuttosto che ex rebus finitis imagines certae (immagini precise conformi a oggetti definiti), come lamentava l’architetto Vitruvio, assottigliando le colonne quali steli di candelabro, sostituendo bizzarri viticci ai frontoni, facendo nascere figure umane o animalistiche da esili elementi vegetali e facendo infine prevalere il colore sul disegno, grazie all’uso dei cinabri, delle porpore, dell’oro e del ceruleo egiziano, dalle tinte abbaglianti. Una moda che non si confaceva certamente al carattere di Augusto, teso – anche se per calcolo – a un’austera, sobria semplicità, ma che egli tuttavia non si curò di frenare consideratene le finalità meramente decorative.

E la maniera, che caratterizzerà la pittura del “secondo stile”, troverà la sua più raffinata espressione all’interno del ciclo pittorico della Palatina domus di Augusto, la residenza che il futuro imperatore edificò sul colle Palatino prima ancora della vittoria di Azio e dell’inizio del suo incontrastato dominio. In concomitanza infatti con la vittoria riportata sul figlio di Pompeo Magno, Ottaviano, che era nato in Palatio nel quartiere ad Capita Bubula, volendo realizzare sulla mitica collina una domus di impianto palaziale degna dell’alto personaggio ufficiale quale era divenuto, nell’anno 36 a.C. “acquistò”, come informa lo storico Velleio Patercolo, “per mezzo di intermediari numerose case per ampliare la sua”, la modesta abitazione dell’oratore Ortensio, “non cospicua né per ampiezza né per decorazione” dove abitò per oltre quaranta anni e della quale venne in possesso, per confisca, nell’anno 42 a.C.

La decisione del principe fu determinante per la destinazione della collina che mutò così la sua fisionomia da quartiere residenziale a luogo riservato ai fasti della sede ufficiale dell’autorità imperiale: in essa ormai gli spazi pubblici si uniranno a quelli privati mentre la solennità delle funzioni pubbliche coesisterà con quelle dalla natura più propriamente privata.

Saranno adesso visitabili anche i cubicula privati che si svolgono nel settore occidentale della domus. Un piccolo locale con semplici composizioni architettoniche dalle ampie superfici bianche e purpuree ripartite da lesene, e la cosiddetta “Stanza dei festoni di pino” che raffigura finti porticati sorreggenti festoni di pino parzialmente aperti su retrostanti cortili colonnati. I vivaci affreschi della vicina “Stanza delle maschere” evocano invece una facciata di scena teatrale ellenistica adattata al nuovo gusto decorativo, con l’inserimento nelle aperture centrali di paesaggi sacri e santuari agresti inquadrati in felici prospettive di sfuggenti porticati. Visibili per la prima volta al pubblico, invece, gli affreschi che decorano i locali dalla probabile funzione di biblioteche private e sale dall’importante ruolo di ricevimento quale l’ampio tablinum sul lato settentrionale del peristilio. Le pitture propongono schemi abituali decorativi con podi aggettanti, alte paraste, edicole e quinte architettoniche, non prive di senso prospettico ad ampliare e dare maggiore profondità all’ambiente, per questo motivo definito “Stanza delle prospettive”.

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