POMPEI E SANTORINI L’ETERNITA’ IN UN GIORNO 

SCUDERIE DEL QUIRINALE

Venerdì 25 Ottobre 2019 ore 18.45

Le Scuderie del Quirinale iniziano la stagione espositiva con la mostra Pompei e Santorini, raccontando l’eternità in un giorno, una storia che parte da lontano nel tempo ma che arriva fino a noi senza perdere nulla della sua potenza e del suo significato.

La storia di Pompei, sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., è protagonista del nostro immaginario con la sua classica e silenziosa imponenza; altrettanto incredibile è la storia di Akrotiri, insediamento minoico sull’antica isola di Thera (oggi Santorini) che, 1700 anni prima di Pompei, sprofondò sotto la violenza dell’eruzione dell’omonimo vulcano ridisegnando per sempre la geografia del Mediterraneo.

Affreschi, dipinti, ceramiche, oggetti quotidiani, reperti organici, calchi raccontano un mondo lontano che si specchierà e confronterà, nelle sale della mostra, con l’arte e le suggestioni che artisti moderni e contemporanei hanno dedicato ai temi affrontati. Una storia folgorante, un racconto affascinante attraverso l’arte e la storia, un viaggio che, a duemila anni di distanza, continua a togliere il fiato. 

Pochi avvenimenti hanno marcato la storia del pensiero moderno più della riscoperta di Pompei nel 1748: quasi 1700 anni prima la pioggia di cenere e lapilli provocata dall’eruzione del vulcano conservò l’antico centro urbano e la complessità della sua vita quotidiana.

Mai come prima di allora è stato possibile leggere la vita degli antichi, rapportandola agli spazi urbani, al rito, alla vita domestica, analizzando i complessi intrecci sociali di una città così antica. Una nuova visione del passato, composta dallo stupore per la riscoperta e dallo sgomento per la catastrofe eruttiva, ha contribuito a fare di Pompei il sito archeologico più importante al mondo. La vita della città vesuviana è rimasta sospesa nelle rovine, nelle sale delle domus e delle terme, nelle suppellettili e nei reperti organici, nei calchi dei corpi che raccontano un mondo lontano, eppure vicinissimo. Come tanta arte e letteratura ci hanno raccontato, a Pompei il presente e il passato si uniscono nell’evocazione di una vita drammaticamente interrotta dalla tragedia del 79 dopo Cristo, eppure, ancora, velatamente presente. La moderna archeologia è nata e prospera nel sito vesuviano, dove il mondo antico ha cominciato a raccontarsi, come un “immenso edificio del ricordo”.

In un clima culturale radicalmente diverso, immerso nel pensiero scientifico del XX secolo, la riscoperta dell’insediamento di Akrotiri a Santorini nel 1967 ha riaperto il ragionamento sul tema della catastrofe naturale e della scoperta. Circa un decimo del sito è stato scavato. L’antico centro minoico, distrutto da una spaventosa eruzione a metà del II millennio avanti Cristo – eruzione che segnò profondamente gli equilibri sociali e politici del Mediterraneo – ha restituito, sepolti sotto la cenere vulcanica, edifici, affreschi, ceramiche e forniture perfettamente conservate. Da quasi 2000 anni. Come a Pompei, i preziosissimi reperti permettono di resuscitare una civiltà ricca e complessa, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla sua storia. L’eruzione non causò solo il crollo delle case, ma di un’intera epoca, seppellendola letteralmente sotto svariati metri di materia vulcanica.

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